Come diventare un leader innovatore in 3 mosse

L’innovazione è una questione di conoscenza. Ecco come diventare un leader innovatore cambiando il proprio modo di conoscere, appendere e gestire le informazioni.

Come diventare un leader innovatore in 3 mosse

Un leader innovatore è un leader competitivo e vincente, in grado di superare le difficoltà che il mercato e l’ambiente in generale gli pongono davanti. Innovare, quindi immaginare un “futuro” diverso, un cambiamento che spesso non è nemmeno in potenza, è davvero difficile. L’immaginario collettivo relega la capacità di innovazione nel campo della creatività, legandola al concetto di intuizione. La realtà, almeno secondo il famoso pedagogo Edgar Morin, è diversa. L’innovazione, infatti, è soprattutto una questione di conoscenza, del rapporto che in un certo senso si instaura tra il leader – o qualsiasi altro individuo – e il suo modo di percepire la realtà esterna.

Una delle sue opere più conosciute, “I sette saperi necessari all’educazione del futuro“, Edgar Morin fornisce tre pratici consigli per diventare delle personalità innovatrici.

Conoscere il confine tra realtà e illusione. Chi immagina un cambiamento è soggetto a un rischio notevole: quello di confondere realtà potenziale e illusione, sogno e realtà. Un leader innovatore conosce il confine tra questi due ambiti e lo prende sempre in considerazione. E’ bene, quindi, che un qualsiasi individuo che intende innovare comprenda quelli che sono i suoi personali limiti, i suoi bias (orientamenti, approcci) che lo spingono a ignorare il principio di realtà. L’innovazione, infatti, è sì intuizione del futuro ma di un futuro realistico, realizzabile. Solo chi è consapevole dei propri limiti è capace di giudicare in modo esatto le informazioni che recepisce dall’esterno.

Ricondurre le informazioni al giusto contesto. I leader, per creare qualcosa di nuovo e innovativo, devono non solo recepire sufficienti informazioni ma anche interpretarle nella maniera più consona. In estrema sintesi, devono ricondurle al giusto contesto, quindi inquadrarle in una prospettiva di raggiungimento dell’obiettivo. Il leader innovativo è “sintetico”, quindi è in grado di utilizzare solo ciò che gli serve, eliminare il superfluo. Una dote, questa, che ha ben poco a che vedere con la creatività e che invece coinvolge pienamente le capacità organizzative. Il leader, dunque, è essenziale.

Sviluppare competenze di gestione del rischio. Anche questa, in fondo, è una questione di conoscenza. Nello specifico, conoscenza circa le modalità più indolori ed efficaci per affrontare il rischio e l’imprevedibilità. Per definizione, la creazione di un qualcosa di nuovo impone un percorso fatto da punti interrogativi, difficoltà improvvise, forze imprevedibili. Ecco, quindi, che il leader innovativo prima ancora che mettersi in cammino deve sviluppare un “protocollo” per la gestione del rischio, quindi competenze che saranno valide in ogni situazione.

Si evince, da questi tre semplici consigli, come l’innovazione sia non tanto una questione di creatività quanto di conoscenza  e di competenze. Sia chiaro, la creatività gioca comunque un ruolo importante, ma soprattutto nella fase iniziale, quando il leader – o chi per lui – è chiamato a “immaginare”, a visualizzare nella sua mente un prodotto nuovo, una strategia nuova e, in generale, un percorso di cambiamento.

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