La bontà nel leader: l’insegnamento di Confucio

La bontà è una qualità del leader. Parola di Confucio.

La bontà nel leader: l’insegnamento di Confucio

Nel nostro immaginario collettivo, quindi in quello occidentale, la caratteristica principale del leader è la forza. Il capo deve essere potente, vincente, non deve temere niente e nessuno. Elementi, questi, che risultano validi solo in una prospettiva eurocentrica. E’ difficile metterli in discussione proprio perché compongono la sedimentazione culturale di chi è nato e cresciuto in questa parte del mondo. Eppure è un dovere superare questi concetti, allargare i propri confini e spingersi a est, magari in Cina. E’ proprio dal grande paese asiatico, infatti, che giunge un insegnamento prezioso, una risorsa inestimabile per chi intende incarnare il ruolo di leader. L’insegnamento di Confucio.

Il filosofo cinese è vissuto due millenni e mezzo fa ma stupisce ancora per l’attualità delle sue idee. Stupisce, inoltre, per la valenza pratica che le sue elaborazioni possiedono oggi, nonostante le oggettive differenze tra la nostra epoca e la sua. Praticità è una delle parole d’ordine dell’impianto confuciano, che tradisce a sua volta l’approccio alla conoscenza tipico dei cinesi: si parte da immagini concrete, dai fatti e dagli esempi e si arriva alla teoria (non il contrario, come in Occidente).

Accade, quindi, che Confucio, un saggio lontano nel tempo e nello spazio, possa insegnare agli imprenditori occidentali a comportarsi da leader. Propedeutico a una effettiva comprensione del suo pensiero, è l’abbandono dei preconcetti, di qualsiasi habitus con cui si è vestito nel tempo il ruolo del leader.

L’insegnamento è in particolare uno, dirompente perché lontano dal nostro sentire. Più che forte, il leader è buono. Soprattutto buono. Bontà, quindi, come qualità primaria del leader.

Cosa intende Confucio per bontà? Per il filosofo cinese bontà è quella caratteristica che consente al capo di mettersi al servizio degli altri, di migliorare il prossimo e – attraverso questo miglioramento – trarre giovamento per se stesso e i propri progetti.

La bontà del leader si proietta in due dimensioni diverse, una individuale e una collettiva. Nel primo caso, il leader assicura ai sottoposti il soddisfacimento dei loro bisogni, si prende cura di loro, li tratta come se fossero figli, ne coltiva le potenzialità e – lungi dallo sminuirli – li incoraggia.

Nel secondo caso, trasforma gli individui in un collettivo e li guida. Il tema dell’incoraggiamento si riaffaccia di nuovo, e prepotentemente, ma assume una valenza diversa. Si spoglia del suo elemento consolatorio e si veste dell’abito buono, rappresentato dall’aspirazione a raggiungere una meta. Questo concetto – del leader inteso come colui che guida – è reso perfettamente da una massima cinese: “Non il grido ma il volo dell’anatra selvatica conduce lo stormo a seguirla”.

Il leader, così come lo intendeva Confucio, deve essere buono. Quindi deve essere anche altre cose.

Entusiasta. Perché solo se ispirato e motivo riuscirà a guidare gli altri. Non con la paura, non con la forza ma con l’entusiasmo e la voglia di fare.

Giusto. Perché solo tramite l’esercizio della bontà riesce a dare il buon esempio.

Amorevole. Perché per il capo i suoi sottoposti devono essere come dei figli.

Umile. Perché solo mediante l’umiltà il leader – espressione nobile della bontà – il leader può rimediare ai suoi errori e risultare davvero efficace.

Rispondi