Lealtà e leadership: cos’è e come si mette in pratica

Lealtà e leadership di successo vanno di pari passo. La lealtà contribuisce al raggiungimento degli obiettivi e alla crescita personale.

Lealtà e leadership: cos’è e come si mette in pratica

La lealtà è una qualità positiva, sebbene in questa epoca – caratterizzata da una celebrazione della competitività a ogni costo – non venga considerata propriamente una virtù, almeno non quando si discute di leadership. Il leader nell’immaginario collettivo è più acuto che leale, più furbo che onesto. E’ una concezione sbagliata, e non per una questione morale. Il motivo risiede nel rispetto del principio di efficacia. Esatto: lealtà ed efficacia sono due concetti che vanno di pari passo. Un leader leale è anche un leader efficace. Certo, occorre fare luce su cosa – proprio in riferimento al concetto di leadership – si intenda per lealtà.

La lealtà, innanzitutto, non è un sentimento bensì un comportamento. Non si riconosce un individuo leale da ciò che sente ma da come si comporta. La lealtà viene declinata quindi attraverso i gesti non le emozioni. Da questo punto di vista, la pratica coincide con la teoria. La lealtà, per essere tale, va praticata. Anche perché, come è facilmente intuitivo, una persona che “sente” di essere leale ma si comporta in maniera differente molto semplicemente leale non lo è affatto.

Circoscrivendo il discorso alla questione della leadership è utile porsi una domanda: il leader verso cosa o verso chi deve essere leale? Le strade sono due e vanno percorse contemporaneamente. In buona sintesi, il leader deve essere leale verso la causa e verso le persone.

Essere leali verso la causa vuol dire rimanere focalizzati sull’obiettivo a prescindere dalle difficoltà che emergono sul proprio cammino. Puntare sempre al risultato anche se elementi esterni e interni giocano a sfavore, anche se la strada si fa sempre più in salita. In questa prospettiva, la lealtà è l’atto con il quale vengono concentrate le energia in un singolo punto, con il quale queste vengono conservate attraverso uno sforzo di volontà.

Poi c’è la lealtà verso le persone, che non è meno importante. Soprattutto se per “persone” si intendono i propri dipendenti o i membri della propria squadra. L’obiettivo intermedio, propedeutico al raggiungimento di ogni obiettivo finale, è sempre lo stesso: creare un gruppo, trasformalo in una comunità che sia ben più che la somma dei suoi componenti, insieme raggiungere la vetta (o l’obiettivo che si è prefissati).

La pratica della lealtà è difficile. D’altronde si tratta di una virtù, di un ideale purissimo, e per questo motivo sempre urta con la realtà delle cose, con le asperità del quotidiano. Il consiglio, per instaurare un clima leale, è fare il primo passo mettendo l’orgoglio da parte. Se un leader vuole essere leale, che lo sia… A prescindere dalla lealtà che per primi gli altri tributano a lui. La lealtà è un sentimento reciproco e spesso bisogna dare prima di ricevere.

Certo, il principio di lealtà va interpretato nella maniera corretta e non deve sfociare né nell’ingenuità né nella insensibilità. Essere leali verso una persona senza se e senza ma può innescare un circolo vizioso, che non permette di scorgere vizi e difetti. Essere leali verso una causa può voler dire mettere da parte i bisogni altrui, in una sorta di sacrificio sull’altare dell’obiettivo finale. Per questo motivo è necessario stilare una classifica di valori, certo personale, ma dalla quale non si deve prescindere.

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