Lealtà: ecco come il leader può conquistarla

La lealtà è un comportamento, non un sentimento. E’ l’insieme dei gesti che scaturisce dalla totale condivisione di obiettivi, valori, vedute.

Lealtà: ecco come il leader può conquistarla

Un leader è tale solo se è rispettato dalle persone che guida. Solo se gli altri lo onorano della necessaria lealtà. Certo, non è facile ispirare lealtà nel prossimo, sebbene i più capaci sembrino avere una dote naturale a riguardo. A prescindere dal talento innato, ispirare lealtà è un’attività che può essere imparata e praticata con relativa scioltezza. In particolare, alcuni atteggiamenti contribuiscono a ispirare lealtà nel prossimo. Ecco quali.

Riporre fiducia negli altri. Un capo che guarda spesso sopra la spalla dei suoi dipendenti, che guardingo e minaccioso si aggira per l’ufficio, ispira al massimo paura, non lealtà. Il vero leader, prima ancora di pretendere lealtà, ripone fiducia negli altri, senza riserve. E’ un atteggiamento giusto ma soprattutto utile in quanto responsabilizza gli altri e li spinge a dare il meglio di sé. Senza contare il fatto che, quando un leader ripone la fiducia, la sua reputazione aumenta e viene maggiormente rispettato.

Sostenere lo sviluppo dei singoli. La lealtà verso una causa è una delle declinazioni più nobili della lealtà. Il singolo individuo, però, si impegna a supportare una causa non se è obbligato, bensì se la percepisce come un’occasione di crescita personale, se la pone in un percorso di progressione, dunque se la interiorizza. Ecco, il leader deve fare proprio questo: trasformare il successo collettivo in successo personale. In questo modo la fedeltà è assicurata.

Dare il buon esempio. Come già accennato, la lealtà è un comportamento. Il leader per pretendere lealtà deve quindi tributarla in primis, dare il la a quel processo che – quasi magicamente – lega un individuo a un altro individuo nella prospettiva del raggiungimento di un obiettivo comune. Un buon modo per dare il buon esempio è “sporcarsi le mani”, fare quello che fanno i dipendenti, condividerne gli sforzi. D’altronde, se Giulio Cesare combatteva a fianco dei suoi soldati in prima fila ci sarà stato un motivo.

Esprimersi con chiarezza. Lealtà vuol dire fare di tutto per la causa comune, puntare e rimanere focalizzati su un obiettivo. Ma com’è possibile farlo e l’obiettivo non è chiaro, e altrettanto oscura è la strada chi vi conduce? Ecco quindi che il compito del leader è essere chiaro, spiegare le finalità ultime delle proprie azioni, le minacce e le opportunità che caratterizzano la strada. La lealtà, in questo caso, è anche e soprattutto una questione di capacità comunicative.

Coltivare i rapporti personali. Ovviamente, i confini tra lavoro e vita privata devono essere netti. Ma è indubbio: sviluppare rapporti personali con i propri dipendenti favorisce la crescita dell’ambiente nel suo complesso, lega il team al suo capo. Insomma, le relazioni sono il brodo di coltura della lealtà e, in un certo senso, della leadership. Trovare il giusto equilibrio, comunque, non è facile. Non è semplice capire quando si è ormai usciti dal seminato.

Come si evince, per ispirare realtà è necessario agire sul prossimo, in una prospettiva che consente la creazione di un gruppo, la trasformazione dello stesso in una comunità. Non è difficile, se ci si spoglia di alcuni pregiudizi. Certamente è un processo lungo.

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