Lo stress e la felicità

La felicità su un posto di lavoro è essenziale al fine di ottenere maggiori risultati sul piano della competizione e delle soddisfazione personale di chi contribuisce ad un impegno così importante.

Lo stress e la felicità

Il livello di soddisfazione nel lavoro è una misura che dipendenti e manager devono sempre tenere in considerazione, su ogni piano della scala imprenditoriale e dell’azienda perché è stato ampiamente dimostrato che questo rappresenta il fattore determinante per la presenza o assenza dei così detti sintomi delle malattie aziendali.

Innanzitutto bisogna comprendere quando lo stress diviene una fonte di inefficienza del lavoratore e arriva così a divenire un problema non solo individuale ma che tange su un insieme – appunto l’azienda stessa -che si ritrova di fatto un problema.

In Italia chi lavora non è strutturato per affrontare lo stress che come sappiamo incide sulla persona in maniera pesante causando anche malattie fisiche e un ritorno psicosomatico che contribuisce ad indebolire non solo l’azione ma anche – spesso purtroppo – i piani mentali in diversi modi.

All’estero è ormai molto in voga la meditazione per far fronte allo stress causa di tanti danni. Pensiamo ad una situazione tipo nella quale la lavoratrice Sara – nome di fantasia – è impegnata per un azienda italiana in territorio nazionale e vive un momento di stress che dura da almeno due settimane. Arriva una comunicazione aziendale dove si richiede ai dipendenti di fare uno sforzo maggiore sul piano della competizione nelle due settimane successive a partire dal giorno nel quale arriva la suddetta comunicazione. Sara non potrà far fronte allo stress che vive in ordine di due ragioni:

  1. Non ne avrà il tempo materiale

  2. L’azienda non mette in campo nulla per aiutarla oggettivamente

Con la meditazione si cambia approccio e si agisce sui sintomi che danno vita al malessere provato dalla nostra Sara ma anche da centinaia di altre lavoratrici e lavoratori.

Lo stress in occidente è stato e continua ad essere visto come uno schema che si profila, interpretato come un inefficenza personale legata ad una singola persona.

Un modo di osservarlo che contraddice i fatti visto che poi tange anche sull’azienda stessa e diviene l’anticamera di situazioni più gravi.

Basta osservare i provvedimenti disciplinari per capire che la visione è del tutto errata e che le persone sotto stress non vanno demonizzate ma aiutate. La via della meditazione va al cuore delle persone e impiega una pratica che connette corpo e mente per raggiungere la serenità delle emozioni e fornire di nuovo il timone della vita alla persona che soffre di stress. Si può attraverso questa pratica anche imparare a creare specifiche abitudini mentali che forniscono felicità un aspetto importante quando si deve vivere in una comunità anche e sopratutto aziendale perché la felicità è contagiosa e uno staff e dei lavoratori felici possono fare la differenza.

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